Da Leverano a New York: l’ascesa artistica di Mery Fiore

foto di presentazione

L’esibizione del 9 novembre per la diciassettesima edizione del Novello in Festa a Leverano metterà un punto esclamativo allo strepitoso 2014 di Mery Fiore.

Una vita artistica, quella della giovanissima cantautrice leveranese, che in otto mesi è stata completamente stravolta.

E’ il mese di febbraio quando Mery incontra Donato Nicolaci, Matteo e Danilo Spano, tre amici musicisti di Veglie. Iniziano a strimpellare le prime note insieme, Mery porta con sé le sue canzoni, voce e piano, loro creano gli arrangiamenti e insieme iniziano a suonare in giro. Senza grandi pretese. Per gioco.

foto del gruppo

E pian piano le serate aumentano, di pari passo i consensi.

Fino al primo grande evento, il Concertone del 1° maggio a Taranto, in mezzo a tanti artisti affermati e davanti a centomila persone. Una botta di adrenalina che ti cambia la vita. Almeno quella sul palco. Dalle prime serate con qualche impaccio al movimento scatenato che oggi la contraddistingue, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia.

Vittoria del contest provinciale, poi della selezione regionale dell’Arezzo Wave Festival, vittoria nella categoria band dell’Arezzo Wave, sbaragliando la concorrenza di diecimila altri gruppi provenienti da tutta Italia, una settimana da protagonista a MTV Generation, apertura di alcuni concerti di rilievo come Dente, Giuliano Palma, Calibro 35, Marzia Stano, Cat Power.

Abbiamo provato a ripercorrere con lei questa cavalcata di emozioni non appena rientrata dall’ultima piacevole fatica, l’esibizione al CMJ Festival di New York dal 21 al 25 ottobre.

 

Mery sono passati appena otto mesi dalla formazione della band e avete già raggranellato una serie niente male di soddisfazioni.

 Sì, abbiamo vissuto e stiamo vivendo sulla nostra pelle delle emozioni fortissime.

La cosa più bella è che ci siamo arrivati senza grandi progetti.

Avevamo dei sogni e quest’anno ne abbiamo realizzati diversi.

Sognavamo di suonare al 1° maggio a Taranto ed è arrivato, sognavamo di suonare all’Arezzo Wave Festival e lo abbiamo addirittura vinto, poi ci siamo detti “Chissà se un giorno arriveremo a suonare in America” ed abbiamo appena disfatto le valigie dopo il nostro primo concerto a New York. E tutto questo lo abbiamo ottenuto da soli, con i nostri sacrifici. Non abbiamo uffici stampa né case discografiche alle nostre spalle a lavorare per noi.

 10578500_10204622251986351_1325847008_n

 

Una delle cose più interessanti del vostro giovane percorso musicale è proprio questa, vale a dire che siete emersi essendo completamente autonomi, senza sponsor alle spalle.

Certo. Al momento quello che abbiamo ottenuto lo abbiamo raggiunto completamente da autonomi e indipendenti e questa è la cosa che ci dà maggiori soddisfazioni. Probabilmente hanno visto in noi del talento e hanno deciso di premiarlo.

E’ chiaro che crescendo il progetto, come ci auguriamo, necessiteremo di un’organizzazione più efficace e precisa.

 

Prima di questa esperienza insieme quanto è stato importante lo studio individuale?

 Beh direi fondamentale. Il nostro gruppo nasce a febbraio, ma ognuno di noi ha alle spalle tante esperienze diverse che sono comunque alla base di questa armonia magica che si è venuta a creare tra di noi. Loro hanno avuto in realtà un percorso più da autodidatti, affinato dalle tante serate a suonare in giro per tutto il Salento.

Per quel che mi riguarda, io sentivo di avere la musica nel sangue.

I miei genitori da sempre, sin da quando ero nel pancione di mia madre, mi hanno trasmesso la loro passione musicale. Io da piccola mi chiudevo in camera e cantavo con un pettine o un cucchiaio di legno a fungere da microfono.

Poi ho deciso di studiare e di provare a fare la cantante.

Tre anni fa ho iniziato cantando in un coro gospel, dove ho avuto le mie prime esperienze da solista, poi determinante è stato l’incontro con la maestra Elisabetta Guido, jazz vocalist, che mi ha permesso di conoscere meglio la mia voce e di saperla utilizzare in modo corretto.

 foto video tell me

 

La maestra Elisabetta Guido e la tua famiglia, in particolare la mamma, ti hanno sostenuto e incoraggiato in questa avventura. Insomma due figure femminili hanno giocato un ruolo importante per l’inizio della tua carriera.

 Sì, mia madre mi ha sempre incoraggiata, sin dall’inizio, anche quando questa mia passione sembrava solo un capriccio adolescenziale.

Poi ha iniziato ad accompagnarmi alle audizioni, tra cui una delle prime proprio a Leverano, ma devo dire che tutta la mia famiglia mi è stata vicina e mi sta tuttora aiutando a vivere appieno questo sogno.

 

Tornando ai giorni nostri come definiresti il genere musicale che voi proponete?

 A me piace definirlo “di tutto un pop”. Non abbiamo nelle nostre corde un unico genere: come detto prima ognuno di noi porta le proprie esperienze e il proprio sound con sfumature dance, dub, elettropop, indie rock, soul.

 esibizione

 

Dopo i primi concerti in giro per la Puglia, con qualche tappa anche in Campania, Calabria, Basilicata, arriva la chiamata per il Concertone del Primo Maggio a Taranto. Che ci puoi raccontare di questa esperienza?

 In qualche modo è stata una “violenza”, però utile e costruttiva. Ci hanno buttato sul palco davanti a centomila persone e non è cosa da tutti i giorni. Io ricordo di aver iniziato a cantare di profilo perché non riuscivo a guardare tutta quella gente. Ero immobilizzata dall’ansia, poi per fortuna mi sono sciolta e da quel giorno sul palco non sto un attimo ferma (ride).

 primo maggio

Un’occasione per condividere il palco anche con alcuni artisti di rilievo.

 Già. Ricordo in particolar modo l’amicizia nata con Marzia Stano e le chiacchierate con Vinicio Capossela, che si è dimostrato molto alla mano. Abbiamo parlato con lui un bel po’ e questo ci ha aiutati anche a scaricare la tensione.

 

 primo maggio taranto

Dopo Taranto avete iniziato ad aprire diversi concerti di cantanti importanti. Ce li puoi elencare e magari dirci chi ti ha maggiormente impressionato?

 In questi mesi abbiamo aperto i concerti di Giuliano Palma, dei Calibro 35, di Tyng Tiffany, di Dente, di Marzia Stano, che ormai considero un’amica oltre che un punto di riferimento, del mio mito Cat Power. E’ una cantautrice americana dalla profonda sensibilità che seguo e adoro da anni, sono cresciuta cantando le sue canzoni e cercando di imitarla.

E al concerto ci siamo ritrovate in camerino a parlare e ridere una affianco all’altra, mentre offriva vodka a tutti. Sono state sensazioni straordinarie.

 

 

Sensazioni che non sono finite qui perché nel frattempo avevate deciso di partecipare alle selezioni dell’Arezzo Wave Festival. Avete superato una prima selezione via web, quindi quella provinciale e successivamente vinto quella regionale. E poi?

 E poi il 20 luglio siamo andati ad Arezzo a suonare. Ricordo che la sera prima avevamo avuto un concerto finendo di suonare alle prime luci dell’alba, quindi ci siamo messi in macchina e dopo nove ore eravamo in Toscana. Il tempo di una doccia veloce e siamo saliti sul palco. Avevamo addosso una carica di adrenalina impressionante, durante l’esibizione la gente pian piano ha cominciato ad avvicinarsi e quando abbiamo suonato il nostro primo singolo “Tell me” un po’ tutti hanno cominciato a ballare.

 

arezzo wave

Un’esibizione che non è passata inosservata dal momento che avete vinto il contest delle band, sbaragliando la concorrenza di diversi gruppi provenienti da tutta Italia.

Per noi già aver partecipato era un gran bel traguardo, poi abbiamo addirittura vinto.

Ma ciò che più conta è che abbiamo incuriosito molto gli appassionati del Festival.

Più volte il nostro brano è stato trasmesso dalle radio partner dell’evento, ci hanno intervistati su Radio Wave in diverse occasioni, segno che in qualche modo abbiamo attirato la loro attenzione.

Mi va di segnalare, poi, l’intervista fatta con “Radio Immaginaria”, l’unica radio diretta e gestita da adolescenti. Fra l’altro ragazzi molto preparati; ne è venuta fuori una bella chiacchierata spontanea che ricordo davvero con grande piacere.

 

Dulcis in fundo la vittoria all’Arezzo Wave vi regala una borsa di studio da 1500 euro consegnata dalla Fondazione fAWI 2014 e, soprattutto, l’opportunità di suonare a New York al CMJ Festival.

 Non ho più parole per descrivere tutto questo. E per alcuni giorni non ho avuto nemmeno voce. Quando mi hanno avvisato via mail non volevo crederci; ho telefonato agli organizzatori dell’Arezzo Wave per chiedere se fosse tutto vero. E dopo la decima volta che ripetevo la stessa domanda e la risposta era sempre la stessa “Sì Mery andate a New York”, ho lanciato un urlo che, nelle prime ore del pomeriggio, ha svegliato tutto il vicinato. Abbiamo saltato il pranzo e abbiamo festeggiato tutto il giorno.

Lo stesso è avvenuto a Veglie quando ho avvisato il resto del gruppo. Il CMJ Festival dal 21 al 25 ottobre, nel corso degli anni, ha ospitato tra gli altri i the Kills.

 

Raccontaci un po’ di questa esperienza a stelle e strisce.

 La parola che meglio descrive il nostro viaggio è “Wowwww”.  La prima cosa che ci ha colpito è stata sicuramente la struttura delle case americane, ad un piano con il giardino e il recinto. Proprio come nei film e come nei film anche il fumo che esce dai tombini. In una settimana abbiamo cercato di vedere quanto più possibile di New York. Partendo dal nostro alloggio a Brooklyn, abbiamo cercato di ottimizzare al meglio le giornate. Grazie a un abbonamento metro di 30 dollari abbiamo potuto girare agevolmente da una parte all’altra della città, da Coney Island, dove è nato e si può ammirare ancora il primo luna park della storia e da dove abbiamo potuto contemplare l’Oceano Atlantico, alla Statua della Libertà, dall’Empire State Building all’Hard rock cafè con tanti strumenti di celebri musicisti e tutti i costumi di scena dei Beatles, dal giardino botanico al museo di storia con impressionanti ricostruzioni 3D passando per Central Park, Manhattan e una miriade di altri posti.

 

La corsa della gente di New York ti travolge, sembra che tutti abbiano un obiettivo ben preciso e lo stiano perseguendo, mentre noi eravamo stralunati e persi di fronte a grattacieli dalle altezze vertiginose e che sembravano semplici fogli rettangolari in grado di riflettere il cielo. Le emozioni più forti, però, le abbiamo vissute davanti a Ground Zero dove c’erano le torri gemelle abbattute l’11 settembre del 2001, ora sostituite da una fontana circondata da tutti i nomi delle vittime, e poi la messa gospel in cui sono riuscita a intrufolarmi. Davvero commuovente. Senza naturalmente trascurare l’aspetto musicale: abbiamo suonato in due locali, riscuotendo un buon successo, e abbiamo ascoltato tantissimi ottimi musicisti, praticamente sparsi un po’ ovunque nella città. Anche in metropolitana trovi gente che suona in modo pazzesco.

 arrivo a new yorknew yorkband

 

 

E dopo New York?

 Pausa. Ne abbiamo proprio bisogno. Quindi ci chiuderemo in sala di registrazione per realizzare il nostro primo album.

Il singolo “Tell me”, senza grandi pubblicità, ha totalizzato più di dodicimila visualizzazioni in tre mesi.

Suoneremo per l’ultima data il 9 novembre al Novello in Festa, evento a cui tengo particolarmente sia perché suono in casa sia perché ha rappresentato per me una manifestazione sempre imperdibile. E poi testa, anima e voce per il disco.

 

Per chi volesse seguire Mery può farlo via Facebook: https://www.facebook.com/enjoy.MEryFiore.music?ref=ts&fref=ts

e via Twitter https://twitter.com/meryfiore_music

 

Un pensiero su “Da Leverano a New York: l’ascesa artistica di Mery Fiore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *